Non so come, ma siamo
stati presi all’asilo!!
Finalmente l’angosciosa
ricerca è terminata e ci godiamo gli ultimi mesi di tranquillità prima dell’inizio
ufficiale.
Ieri il colloquio. Da
settimane prima ero in crisi su cosa indossare e far indossare al pupo.
Non possiedo un
tailleur, mai avuto in vita mia, non l’ho messo nemmeno il giorno della mia
laurea. Quel giorno indossavo un vestito rosso e bianco, in tinta con la
copertina della mia tesi, chiaro richiamo alla bandiera del Giappone. Quindi le
scelte possibili per me erano:
1)
tubino
nero e bianco senza maniche
2)
gonna
gialla e maglioncino nero della Sisley,
essendoci stati ieri
12 gradi il tubino nero ha fatto dietrofront.
Ero la mamma più colorata
della giornata, tutte le mamme Japan in vestito nero o tailleur scuro, tacchi, capelli tirati
indietro. Molto più semplice per i papà in giacca e cravatta.
Per il piccolo
invece?
Diciamo che da quando
è nato ho sempre scelto per lui colori vivaci, Nina vi dirà che realtà lo vesto
come un semaforo, un fondo di verità c’è. Ma credo che i bambini debbano
vestire con tinte allegre, forti e vivaci, e qui arriviamo al problema numero
due. Non avevo nulla di sobrio nell’armadio per il pupo.
Quindi settimana scorsa
corsa alla Gap a prendere una camicia bianca, per fortuna avevo un pantalone
blu scuro della Chicco, l’unico scuro, maglioncino e gilet regalato da un’amica
tempo fa. E voilà mio figlio era pronto!
I preparativi non
riguardavano solo l’abbigliamento purtroppo, abbiamo dovuto fare delle foto
tessera del bambino da mettere sul modulo d’iscrizione e poi scrivere il motivo
per cui avevamo scelto quella scuola. E lì che secondo me abbiamo fatto Bingo.
La cosa era
organizzata in questo modo.
Genitori e bambini
divisi in gruppi per orario. Noi eravamo nel gruppo delle 14.10. Reception, pagamento
di 3000yen (circa 26euro) per sostenere il colloquio, prova gioco del bambino
in gruppo, colloquio, ritorno a casa. Risultati consegnati il giorno stesso
dalle 18.30 alle 19.00. Ad occhio e croce saranno stati circa 200 bambini aspiranti
studenti della scuola su 70 posti disponibili.
Considerando la prova
gioco con gli altri bambini miseramente fallita avevamo poche possibilità di
farcela.
Per la prova in
gruppo, soltanto un genitore era ammesso
con il bambino nella classe dei giochi, l’altro aspettava fuori.
Mio figlio ha deciso
di andare con il padre, salvo poi dopo dieci minuti iniziare a urlare “Mamma
vuoi, mamma vuoi!!!”.
Naturalmente non mi è
stato possibile cambiare posto con mio marito, la responsabile alla mia
domanda, mi ha risposto con un gelido sorriso invitandomi ad avere un altro po’
di pazienza ed a rimettermi seduta ad aspettare.
Finita la tortura del
gioco finalmente siamo arrivati al clou. Il tanto temuto colloquio.
Ci fanno entrare in
una stanzetta. Apriamo la porta e la direttrice ci fa accomodare su tre sedie
pieghevoli poste ad un distanza terrificante dalla scrivania dove sedeva lei.
Ci tiene sotto
torchio per una ventina di minuti.
Quale adulto vorremmo
che nostro figlio diventasse, cose pensiamo della società giapponese e del
sistema educativo..... e poi la fatidica domanda, perchè avete scelto questa
scuola.
E’ toccato a me
rispondere.
Allora, l’asilo che
abbiamo scelto ha un’impostazione cristiana, fondato in Inghilterra, pur
essendo un asilo dove tutto si svolge in giapponese, tra le regole di base c’è “ama il tuo prossimo come te stesso”.
Ora io sono cattolica,
probabilmente la scuola ha un’origine anglicana/protestante, non sono stata lì
a sottolineare la differenza, probabilmente nessuno in quella scuola lo sa e
quindi ho decantato l’importanza che ha per me che mio figlio cresca in un
ambiente cristiano. I bambini che frequentano quella scuola pregano prima di
pranzare, festeggiano il Natale con tanto di recita con pastorelli e stella cometa,
organizzano eventi nel quartiere a cui partecipano anche i genitori e
volontariato nelle case di cura per gli anziani. E tutto questo per me ha
importanza, poi ho spiegato che pur essendo mio marito giapponese, ci ho tenuto
a sposarmi in chiesa in Italia e a far battezzare mio figlio quando è nato. Le possibilità
di vivere una vita a contatto con una realtà cristiana in Giappone sono scarsissime,
è un dato di fatto, da qui la scelta della scuola.
Ci siamo giocati il
tutto per tutto con questa rispota a bomba!
Finito il colloquio,
siamo tornati, stanchi e io abbastanza sconfortata, a casa. Non pensavo
davvero ce l’avremmo fatta. Ed invece.... ieri sera alle 19.00 mio marito è
andato alla scuola a ritirare i risultati. Siamo passati!!! (^^)
Le preoccupazioni
però non finiscono qui. Siamo solo all’inizio....
Nell’opuscolo
distribuito il giorno dell’orientamento c’è scritto a chiare lettere che
vogliono che la mamma cucia a mano la borsa per la scuola per il proprio
pargolo. Un regalo pieno d’amore. (cito testuali parole) Tacci loro! (passatemi
il francesismo)
Io non so mettere
nemmeno un bottone ad un camicia figurarsi cucire dal nulla una borsa.
(Piccola nota, qui in
Giappone a scuola le bambine fanno ancora l’ora di educazione domestica, come quella
che facevano le nostre mamme e le nostre nonne, quindi tutte le mamme
giapponesi della mia età sono capaci non solo di mettere un bottone ma anche di
cucire quella maledetta borsa per l’asilo)
Sono subito corsa ai
ripari.
No, non ho comprato
una macchina da cucire.
Ho comprato kit e
libro in un negozio di fai da te e quando torno a Natale faccio fare tutto il
corredino per l’asilo al mio caro zio sarto. Alla faccia di ago e filo (^o^)
W l’arte del sapersi
arrangiare di cui noi ITALIANI siamo campioni internazionali!
E con questo passo e
chiudo.
Buona notte da Tokyo.
Betty
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