domenica 27 novembre 2016

Uomini Vs Donne


Qualche settimana fa in un talk show in tv hanno detto che il Giappone è agli ultimi posti nella classifica della disparità tra uomo e donna.
Di certo non pensavo fosse primo in classifica ma nemmeno così in basso.( Italia 50esimo posto, Giappone al 111esimo).
Non voglio tediarvi con un’analisi di dati e tabelle nè con un’arringa femminista. Lasciate che vi racconti la mia esperienza.



Alla domanda “Com’è essere sposati con un giapponese?”
“A parte gli occhi a mandorla? E’ come essere sposati con un italiano meridionale” la mia risposta.
A me la completa cura della casa, dal bucato, alle pulizie, dalla spesa, alla cucina... a lui la parte economico/finanziaria/burocratica della nostra vita matrimoniale.
Fin dai primi tempi di convivenza agli ultimi anni post matrimonio è stato questo il nostro schema.
Lui viene da una famiglia in cui la mamma ha smesso di lavorare per stare dietro a 3 figli, mentre il padre al lavoro, portava i soldi a casa.
Io? Papà medico, sempre al lavoro, mamma insegnante, nonostante il lavoro si è sempre presa cura di noi figlie, del marito e della casa.
Ma forse quelli erano altri tempi.
Ancora oggi, qui a Tokyo, io faccio esattamente quello che hanno fatto mia madre e mia suocera. Forse i tempi non sono poi così cambiati.
A me sta bene così. Non sono mai stata una femminista. Dopo aver avuto un figlio ho smesso di lavorare, per dedicarmi alla famiglia.
(in cuor mio spero di riprendere presto una volta mandato il pargolo all’asilo) mi sono potuta concedere qualche anno di stop da dedicare a mio figlio. E questo lo devo a mio marito.
Svegliarsi la mattina e non doversi preoccupare dei soldi che entrano in casa, è un enorme sollievo.
E poi parliamoci chiaro, ci sono alcune cose, soprattuto dopo la nascita di un figlio che solo una donna può fare.
Per quanto abbia cercato di allenare mio marito nella cura del piccolo, in caso di emergenza, ( mia malattia con ricovero in ospedale o morte) sono io a prendermi cura del piccoletto. Mio marito è il compagno di giochi del figlio. Adorano rincorrersi per casa, giocare a nascondino, saltare sul letto ( nonostante io l’abbia appena rifatto), schizzarsi nel bagno, fare la lotta sul divano. E ci sta. Quelli sono giochi che solo un papà è in grado di fare.
La mamma serve a tranquillizzare il cucciolo quando piange, a metterlo a nanna, a preparagli la colazione la mattina. Abbiamo trovato il nostro ritmo e non per questo mi sento inferiore a mio marito o discriminata. E’ un periodo, quando mio figlio inizierà la scuola inizierà per noi una nuova fase, perchè non godermi questo tempo finchè posso senza dover per forza rincorrere sogni di gloria e carriera professionale?

Guardando la notizia in tv sono rimasta piuttosto sopresa.
Ho sempre pensato che le donne giapponesi fossero delle tipe toste.
Sono loro a comandare in famiglia.
Ancora non riesco a farmene una ragione, ma per tradizione quando una coppia si sposa è la donna a tenere in mano e gestire il portafoglio famigliare.
Se il marito vuole fare qualche acquisto extra deve chiedere i soldi alla consorte che di solito gli da un paghetta mensile, la cui cifra varia a seconda delle famiglie, che il marito può spendere per andare a bere con i colleghi o per i suoi hobby.
Sta cosa non sta nè in cielo nè in terra secondo me.
Poveri mariti, non soltanto si ammazzano di lavoro, ma non sono nemmeno padroni di gestire il loro stipendio.
Naturalmente nella mia famiglia questo non succede. Ma i miei cognati nipponici adottano tutti quel sistema.

Vi racconto un aneddoto.
Eravamo in un negozio di orologi, mio marito dopo aver finito un progetto di lavoro ha voluto premiarsi con un orologio nuovo, mi ha chiesto di accompagnarlo a sceglierlo. ( facciamo quasi sempre spese assieme) mentre eravamo seduti a pagare il nostro acquisto, al tavolo vicino, un uomo sulla trentina vestito in giacca e cravatta, stava ritirando l’orologio che aveva appena comprato.

Il commesso gli chiede il metodo di pagamento. Il cliente lo fissa, “carta di credito con pagamento a rate”, poi aggiunge “la prego di non inviarmi la ricevuta a casa, la mandi in ufficio.” Il commesso con uno sguardo complice “ non si preoccupi, ricordo bene. Meglio che sua moglie non venga a sapere di questo” dice indicando l’orologio appena acquistato. Il Cliente con una risata imbarazzata... “ è lei che tiene a casa il portafoglio”

Quel povero disgraziato aveva comprato un orologio (che non costava proprio due spicci) di nascosto dalla moglie.
Mi ha fatto tanta pena, e poi mi sono messa nei panni della moglie. Se mai l’avesse scoperto... come avrebbe reagito?

Sono nove anni che vivo a Tokyo, e non ho mai avvertito alcuna discriminazione sessuale. Anzi, a volte i giapponesi sono fin troppo timorosi di farsi valere di fronte ad una donna.
E poi la tv dice che il sesso forte qui in Giappone è quello maschile.

I mitici samurai sono diventati delle timide gheishe, e loro, le donne, dei ninja spietati.


Betty from Tokyo

mercoledì 2 novembre 2016

Ultimissime

Non so come, ma siamo stati presi all’asilo!!
Finalmente l’angosciosa ricerca è terminata e ci godiamo gli ultimi mesi di tranquillità prima dell’inizio ufficiale.
Ieri il colloquio. Da settimane prima ero in crisi su cosa indossare e far indossare al pupo.
Non possiedo un tailleur, mai avuto in vita mia, non l’ho messo nemmeno il giorno della mia laurea. Quel giorno indossavo un vestito rosso e bianco, in tinta con la copertina della mia tesi, chiaro richiamo alla bandiera del Giappone. Quindi le scelte possibili per me erano:
1)    tubino nero e bianco senza maniche
2)    gonna gialla e maglioncino nero della Sisley,
essendoci stati ieri 12 gradi il tubino nero ha fatto dietrofront.
Ero la mamma più colorata della giornata, tutte le mamme Japan in vestito nero o  tailleur scuro, tacchi, capelli tirati indietro. Molto più semplice per i papà in giacca e cravatta.
Per il piccolo invece?
Diciamo che da quando è nato ho sempre scelto per lui colori vivaci, Nina vi dirà che realtà lo vesto come un semaforo, un fondo di verità c’è. Ma credo che i bambini debbano vestire con tinte allegre, forti e vivaci, e qui arriviamo al problema numero due. Non avevo nulla di sobrio nell’armadio per il pupo.
Quindi settimana scorsa corsa alla Gap a prendere una camicia bianca, per fortuna avevo un pantalone blu scuro della Chicco, l’unico scuro, maglioncino e gilet regalato da un’amica tempo fa. E voilà mio figlio era pronto!
I preparativi non riguardavano solo l’abbigliamento purtroppo, abbiamo dovuto fare delle foto tessera del bambino da mettere sul modulo d’iscrizione e poi scrivere il motivo per cui avevamo scelto quella scuola. E lì che secondo me abbiamo fatto Bingo.
La cosa era organizzata in questo modo.
Genitori e bambini divisi in gruppi per orario. Noi eravamo nel gruppo delle 14.10. Reception, pagamento di 3000yen (circa 26euro) per sostenere il colloquio, prova gioco del bambino in gruppo, colloquio, ritorno a casa. Risultati consegnati il giorno stesso dalle 18.30 alle 19.00. Ad occhio e croce saranno stati circa 200 bambini aspiranti studenti della scuola su 70 posti disponibili.

Considerando la prova gioco con gli altri bambini miseramente fallita avevamo poche possibilità di farcela.
Per la prova in gruppo, soltanto un genitore  era ammesso con il bambino nella classe dei giochi, l’altro aspettava fuori.
Mio figlio ha deciso di andare con il padre, salvo poi dopo dieci minuti iniziare a urlare “Mamma vuoi, mamma vuoi!!!”.
Naturalmente non mi è stato possibile cambiare posto con mio marito, la responsabile alla mia domanda, mi ha risposto con un gelido sorriso invitandomi ad avere un altro po’ di pazienza ed a rimettermi seduta ad aspettare.
Finita la tortura del gioco finalmente siamo arrivati al clou. Il tanto temuto colloquio.
Ci fanno entrare in una stanzetta. Apriamo la porta e la direttrice ci fa accomodare su tre sedie pieghevoli poste ad un distanza terrificante dalla scrivania dove sedeva lei.
Ci tiene sotto torchio per una ventina di minuti.
Quale adulto vorremmo che nostro figlio diventasse, cose pensiamo della società giapponese e del sistema educativo..... e poi la fatidica domanda, perchè avete scelto questa scuola.
E’ toccato a me rispondere.
Allora, l’asilo che abbiamo scelto ha un’impostazione cristiana, fondato in Inghilterra, pur essendo un asilo dove tutto si svolge in giapponese, tra le regole di base c’è  “ama il tuo prossimo come te stesso”.
Ora io sono cattolica, probabilmente la scuola ha un’origine anglicana/protestante, non sono stata lì a sottolineare la differenza, probabilmente nessuno in quella scuola lo sa e quindi ho decantato l’importanza che ha per me che mio figlio cresca in un ambiente cristiano. I bambini che frequentano quella scuola pregano prima di pranzare, festeggiano il Natale con tanto di recita con pastorelli e stella cometa, organizzano eventi nel quartiere a cui partecipano anche i genitori e volontariato nelle case di cura per gli anziani. E tutto questo per me ha importanza, poi ho spiegato che pur essendo mio marito giapponese, ci ho tenuto a sposarmi in chiesa in Italia e a far battezzare mio figlio quando è nato. Le possibilità di vivere una vita a contatto con una realtà cristiana in Giappone sono scarsissime, è un dato di fatto, da qui la scelta della scuola.
Ci siamo giocati il tutto per tutto con questa rispota a bomba!


Finito il colloquio, siamo tornati, stanchi e io abbastanza sconfortata, a casa. Non pensavo davvero ce l’avremmo fatta. Ed invece.... ieri sera alle 19.00 mio marito è andato alla scuola a ritirare i risultati. Siamo passati!!! (^^)

Le preoccupazioni però non finiscono qui. Siamo solo all’inizio....
Nell’opuscolo distribuito il giorno dell’orientamento c’è scritto a chiare lettere che vogliono che la mamma cucia a mano la borsa per la scuola per il proprio pargolo. Un regalo pieno d’amore. (cito testuali parole) Tacci loro! (passatemi il francesismo)
Io non so mettere nemmeno un bottone ad un camicia figurarsi cucire dal nulla una borsa.
(Piccola nota, qui in Giappone a scuola le bambine fanno ancora l’ora di educazione domestica, come quella che facevano le nostre mamme e le nostre nonne, quindi tutte le mamme giapponesi della mia età sono capaci non solo di mettere un bottone ma anche di cucire quella maledetta borsa per l’asilo)
Sono subito corsa ai ripari.

No, non ho comprato una macchina da cucire.
Non mi sono nemmeno iscritta ad un corso di cucito.

Ho comprato kit e libro in un negozio di fai da te e quando torno a Natale faccio fare tutto il corredino per l’asilo al mio caro zio sarto. Alla faccia di ago e filo (^o^)
W l’arte del sapersi arrangiare di cui noi ITALIANI siamo campioni internazionali!

E con questo passo e chiudo.
Buona notte da Tokyo.

Betty